Rassegna stampa
Peterson e Tanjević, un duetto «No a Nba Europe, più italiani»
MessaggeroVeneto - 30.05.2026
«Amici sportivi, e non sportivi, benvenuti a tutti». Dan Peterson ha rotto il ghiaccio così ieri pomeriggio al Trieste campus, ospite atteso di Sport Business Forum, la manifestazione promossa da Nord Est Multimedia, Il Nord Est e Il Piccolo di Trieste, con il contributo della Regione Fvg e di PromoTurismo Fvg, main partner Banca Generali, charity partner Fondazione Sit. In prima fila il nemico-amico Bogdan Tanjević, con cui ha avuto modo di duettare sull’onda dei ricordi, ma anche della situazione attuale della pallacanestro italiana e di Trieste, «dove il basket italiano moderno è nato dopo il 1945». Parola di coach. «Nella geopolitica della pallacanestro ci vogliono squadre in questa parte d’Italia, già non ce ne sono a Ovest», ha detto Peterson, che dialogando con Fabrizio Brancoli, vicedirettore dei quotidiani Nem con delega agli eventi e il giornalista sportivo Roberto Degrassi, ha bocciato in modo a dir poco netto il progetto di Nba Europe.
«Ammazzo con il mitra questo concetto di Nba Europa», ha detto conquistando l’applauso, prolungato, di una sala zeppa di appassionati della Pallacanestro Trieste, il cui futuro è stato legato proprio all’ingresso della lega statunitense in Italia. «L’Nba verrà per approfittare del mercato europeo, per arricchirsi», senza di fatto portare nulla. Peterson, dopo l’abbraccio con Tanjević e una digressione sulla rivalità con la Indesit Caserta allenata da Boša con nel roster il compianto, enorme Oscar Schmidt, ha citato l’andamento dei risultati alle Olimpiadi della nazionale cinese dopo la nascita di Nba China nel 2008: zero partite vinte nel 2012 e nel 2016, non qualificata nel 2020 e nel 2024. «Non dico sia la causa, ma forse c’è una connessione?», ha chiesto alla platea Peterson. «L’uomo che ci ha portato in Europa l’America migliore, quella che ci capisce e capisce il nostro basket», ha detto Tanjević, di cui Peterson ha confessato di essere geloso. I risultati, però, non c’entrano: «Mia moglie Laura dice che è uno degli allenatori belli e mi dà parecchio fastidio».
Gli ex rivali si sono trovati d’accordo non solo sul progetto di Nba Europe, ma anche sulla necessità di porre un freno al numero di stranieri per squadra nel massimo campionato nazionale. Che Lega Basket ha chiesto addirittura di aumentare dal 2027 portandolo da sei a sette su una rosa di 12. «Con troppi stranieri non c’è spazio per le promesse italiane che a suon di panchina non sono più giocatori», il giudizio tagliente di Peterson, forte di altri dati: «Prima del 2000, 20 stranieri del campionato italiano sono entrati nella Hall of fame, dopo il 2000 nemmeno uno». A dire che la quantità non è sinonimo di qualità e soprattutto di equilibrio per la squadra. «I giovani vanno messi in campo perché hanno entusiasmo, che non si compra al supermercato», le parole dell’ex allenatore dell’Olimpia, chiamando a esempio le storie di Ferdinando Gentile, fatto debuttare da Tanjević a Caserta a 15 anni nella stagione 1984/85, e Vincenzo Esposito. «A 27 anni non si diventa una stella, solo Fontecchio ci è riuscito, andandosene», ha rincarato Tanjević, ricordando invece la scelta fatta in un passato recente dalla Turchia di limitare il numero di giocatori stranieri impiegabili nel campionato nazionale (comunque cresciuto negli ultimi anni). «Questo è da fare, ma in Italia non si smuove niente», ha detto Tanjević, invitando a «copiare la Spagna in tutto».
E la situazione di Trieste, domanda Degrassi? Per Peterson, che in apertura di incontro ha offerto un’analisi di gara 5 di Trieste a Brescia, dov’era per vederla, «sarebbe tremendo non ci fosse nel massimo campionato, è già successo e Trieste deve avere la sua squadra». Più fatalista Boša, arrivato al Trieste campus accompagnato dal suo sigaro: «Cosa si può fare? Decide il proprietario e gli americani pensano di venire in Europa per guadagnare, sbagliando». Dal pubblico arriva la domanda che ti aspetti («il tiro da 3 è da abolire per il bene del basket?»), perché la posizione sul tema di coach Dan è nota: «Stasera lo abolisco, ha rovinato il basket».
Quello di ieri è stato anche un racconto a due di alcuni degli anni più memorabili, degli scontri più belli e dei giocatori più forti del basket italiano. Come Dino Meneghin, «presidente della Repubblica per me, subito dopo Mattarella», ha detto Tanjević. Ad ascoltare gli ex coach in prima fila anche Alberto Tonut («sette stranieri per squadra, per me è allucinante»), e la voce del basket italiano Gianni Decleva, oltre a Davide Cantarello, un altro ex Olimpia, più defilato. E poi Ezio Riva, voluto da Peterson nel 1983 all’Olimpia per fornire uno sparring partner di peso a Dino Meneghin, infortunatosi gravemente dopo poche gare. «Uno degli incidenti più gravi mai visti», ha ricordato, assieme alla tempra friulana dell’allora sua giovane ala-centro, Dan Peterson, che da Riva è stato stretto da un abbraccio. Uno dei tanti ricevuti ieri a Trieste.
«Ammazzo con il mitra questo concetto di Nba Europa», ha detto conquistando l’applauso, prolungato, di una sala zeppa di appassionati della Pallacanestro Trieste, il cui futuro è stato legato proprio all’ingresso della lega statunitense in Italia. «L’Nba verrà per approfittare del mercato europeo, per arricchirsi», senza di fatto portare nulla. Peterson, dopo l’abbraccio con Tanjević e una digressione sulla rivalità con la Indesit Caserta allenata da Boša con nel roster il compianto, enorme Oscar Schmidt, ha citato l’andamento dei risultati alle Olimpiadi della nazionale cinese dopo la nascita di Nba China nel 2008: zero partite vinte nel 2012 e nel 2016, non qualificata nel 2020 e nel 2024. «Non dico sia la causa, ma forse c’è una connessione?», ha chiesto alla platea Peterson. «L’uomo che ci ha portato in Europa l’America migliore, quella che ci capisce e capisce il nostro basket», ha detto Tanjević, di cui Peterson ha confessato di essere geloso. I risultati, però, non c’entrano: «Mia moglie Laura dice che è uno degli allenatori belli e mi dà parecchio fastidio».
Gli ex rivali si sono trovati d’accordo non solo sul progetto di Nba Europe, ma anche sulla necessità di porre un freno al numero di stranieri per squadra nel massimo campionato nazionale. Che Lega Basket ha chiesto addirittura di aumentare dal 2027 portandolo da sei a sette su una rosa di 12. «Con troppi stranieri non c’è spazio per le promesse italiane che a suon di panchina non sono più giocatori», il giudizio tagliente di Peterson, forte di altri dati: «Prima del 2000, 20 stranieri del campionato italiano sono entrati nella Hall of fame, dopo il 2000 nemmeno uno». A dire che la quantità non è sinonimo di qualità e soprattutto di equilibrio per la squadra. «I giovani vanno messi in campo perché hanno entusiasmo, che non si compra al supermercato», le parole dell’ex allenatore dell’Olimpia, chiamando a esempio le storie di Ferdinando Gentile, fatto debuttare da Tanjević a Caserta a 15 anni nella stagione 1984/85, e Vincenzo Esposito. «A 27 anni non si diventa una stella, solo Fontecchio ci è riuscito, andandosene», ha rincarato Tanjević, ricordando invece la scelta fatta in un passato recente dalla Turchia di limitare il numero di giocatori stranieri impiegabili nel campionato nazionale (comunque cresciuto negli ultimi anni). «Questo è da fare, ma in Italia non si smuove niente», ha detto Tanjević, invitando a «copiare la Spagna in tutto».
E la situazione di Trieste, domanda Degrassi? Per Peterson, che in apertura di incontro ha offerto un’analisi di gara 5 di Trieste a Brescia, dov’era per vederla, «sarebbe tremendo non ci fosse nel massimo campionato, è già successo e Trieste deve avere la sua squadra». Più fatalista Boša, arrivato al Trieste campus accompagnato dal suo sigaro: «Cosa si può fare? Decide il proprietario e gli americani pensano di venire in Europa per guadagnare, sbagliando». Dal pubblico arriva la domanda che ti aspetti («il tiro da 3 è da abolire per il bene del basket?»), perché la posizione sul tema di coach Dan è nota: «Stasera lo abolisco, ha rovinato il basket».
Quello di ieri è stato anche un racconto a due di alcuni degli anni più memorabili, degli scontri più belli e dei giocatori più forti del basket italiano. Come Dino Meneghin, «presidente della Repubblica per me, subito dopo Mattarella», ha detto Tanjević. Ad ascoltare gli ex coach in prima fila anche Alberto Tonut («sette stranieri per squadra, per me è allucinante»), e la voce del basket italiano Gianni Decleva, oltre a Davide Cantarello, un altro ex Olimpia, più defilato. E poi Ezio Riva, voluto da Peterson nel 1983 all’Olimpia per fornire uno sparring partner di peso a Dino Meneghin, infortunatosi gravemente dopo poche gare. «Uno degli incidenti più gravi mai visti», ha ricordato, assieme alla tempra friulana dell’allora sua giovane ala-centro, Dan Peterson, che da Riva è stato stretto da un abbraccio. Uno dei tanti ricevuti ieri a Trieste.