Rassegna stampa
Sport giovanile, è allarme abbandono: l'età media del drop-out si abbassa
La Gazzetta dello Sport - 08.06.2026
A Sport Business Forum 2026 la ricerca dell'Osservatorio Valore Sport il drop-out sportivo arriva sempre prima e riguarda già la fascia 11-14 anni. Che succede?
La fuga degli adolescenti dallo sport è iniziata. La ricerca dell'Osservatorio Valore Sport presentata a Sport Business Forum di Treviso, evidenzia che il drop-out sportivo arriva sempre più in anticipo e riguarda già la fascia 11-14 anni. Il fenomeno che in passato tendeva a manifestarsi intorno ai 16 anni, oggi arriva sempre più in anticipo e colpisce già la fascia 11-14 anni, una delle più delicate per la costruzione del rapporto tra giovani, movimento, socialità e benessere.
CHE COS'È IL DROP-OUT SPORTIVO
Il drop-out sportivo indica l'abbandono dell'attività sportiva organizzata in modo permanente o per periodi prolungati. È un fenomeno noto da decenni alla ricerca scientifica, ma che negli ultimi anni sta subendo un'accelerazione preoccupante: uno studio globale condotto su 27 Paesi e 18 discipline ha rilevato che la partecipazione allo sport giovanile cresce nella maggior parte degli sport fino ai 14 anni, per poi calare bruscamente con l'ingresso nell'adolescenza. I numeri aggregati parlano chiaro: quattro adolescenti su cinque nel mondo non raggiungono i livelli minimi raccomandati di attività fisica, e la partecipazione sportiva può ridursi fino all'80% man mano che i ragazzi crescono. La letteratura scientifica e sociologica individua una serie di elementi che ruotano attorno all'adolescente: la famiglia, con aspettative o indifferenza verso lo sport, la scuola, il rapporto con l'allenatore, il contesto del centro sportivo e il quartiere di appartenenza. Inoltre, chi smette di fare sport a 13 anni ha statisticamente meno probabilità di riprendere da adulto: il drop-out adolescenziale è, in molti casi, una parabola di sedentarietà che dura una vita.
Numeri della ricerca- Secondo i numeri elaborati da TEHA Group su base Istat 2025, in adolescenza la pratica sportiva cala progressivamente con l'aumentare dell'età: nel 2024 pratica sport il 75% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, quota che scende al 66% tra i 15 e i 17 anni e al 56% tra i 18 e i 19 anni. Parallelamente cresce il tasso di abbandono: 9% nella fascia 11-14 anni, 16% tra i 15 e i 17 anni, fino al 28% tra i 18 e i 19 anni. "I dati a nostra disposizione fotografano una frattura precoce: proprio negli anni in cui lo sport dovrebbe consolidarsi come abitudine stabile, strumento educativo e presidio di salute, una parte crescente dei ragazzi si allontana dalla pratica sportiva - ha sottolineato durante la presentazione Fulvio Matteoni, partner di Osservatorio Valore Sport - Il fenomeno non riguarda quindi soltanto il mondo dello sport, ma intercetta un tema più ampio di crescita, socialità, benessere psicofisico e qualità della vita delle nuove generazioni". L'analisi dell'Osservatorio evidenzia poi come le cause dell'abbandono si concentrino in cinque ambiti che ruotano attorno all'adolescente: famiglia, scuola, allenatore, centro sportivo e quartiere. Il nodo non riguarda tanto la carenza di impianti e infrastrutture, ma piuttosto la cultura del movimento e l'accessibilità soft, cioè la capacità di rendere lo sport desiderabile, sostenibile e compatibile con la vita quotidiana dei ragazzi.
Il fenomeno del drop-out sportivo si inserisce tuttavia in un contesto nazionale che mostra anche segnali di miglioramento. Secondo gli ultimi dati Istat elaborati da TEHA Group, la sedentarietà in Italia si sta progressivamente riducendo: la quota di popolazione che non pratica alcuna attività fisica è passata dal 40,0% del 2015 al 35,1% del 2023, fino al 32,8% del 2024, con 4,7 milioni di persone in meno che non praticano alcuna attività fisica nell'arco di dieci anni, di cui 1,2 milioni solo nell'ultimo anno. Un'evoluzione positiva, pur dentro un quadro che resta critico, perché l'Italia continua a collocarsi tra i Paesi con i livelli di sedentarietà più elevati. In questo scenario, il Veneto rappresenta uno dei territori più avanzati: è la terza regione meno sedentaria d'Italia, con una quota di popolazione inattiva pari al 21,3%, nettamente inferiore alla media nazionale, preceduta solo da Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. La regione si colloca inoltre al secondo posto nazionale nell'Indice Territoriale di Accessibilità allo Sport elaborato da TEHA, con un punteggio di 76,4 su 100. Proprio per questo, il caso del drop-out adolescenziale assume un significato ancora più rilevante: non segnala soltanto una fragilità, ma individua un fronte specifico su cui intervenire anche nei territori più virtuosi, affinché la maggiore propensione alla pratica sportiva si traduca in continuità, inclusione e cultura del movimento lungo tutto il percorso di crescita.
Secondo l'Eurobarometro 2022 sullo sport e l'attività fisica (una delle più recenti e complete analisi sul tema), Finlandia (71%), Lussemburgo (63%), Paesi Bassi (60%), Danimarca e Svezia (59%) sono i Paesi più propensi a praticare sport o esercizio fisico con metodo e regolarità almeno una volta a settimana. Al di là delle statistiche, che per l'Italia mostrano comunque numeri in crescita, persiste un divario culturale: nei paesi nordici, lo sport nei club è strutturalmente integrato nella vita comunitaria fin dall'infanzia, con accesso economicamente accessibile e un'impostazione orientata al godimento e alla partecipazione più che alla performance. Eppure anche i Paesi più sportivi d'Europa non sono immuni dal drop-out adolescenziale: in Finlandia l'abbandono dello sport organizzato avviene tipicamente prima dei 15 anni, leggermente prima della media europea, dove i maschi tendono ad abbandonare tra i 14 e i 18 anni e le femmine tra i 14 e i 16. La ricerca Erasmus+ ha inoltre rilevato che alcune discipline registrano tassi di abbandono estremi tra le categorie under: nel ciclismo maschile il drop-out raggiunge il 92% tra i ragazzi under 14 e under 18, nel nuoto il 75% tra under 8 e under 18.
La fuga degli adolescenti dallo sport è iniziata. La ricerca dell'Osservatorio Valore Sport presentata a Sport Business Forum di Treviso, evidenzia che il drop-out sportivo arriva sempre più in anticipo e riguarda già la fascia 11-14 anni. Il fenomeno che in passato tendeva a manifestarsi intorno ai 16 anni, oggi arriva sempre più in anticipo e colpisce già la fascia 11-14 anni, una delle più delicate per la costruzione del rapporto tra giovani, movimento, socialità e benessere.
CHE COS'È IL DROP-OUT SPORTIVO
Il drop-out sportivo indica l'abbandono dell'attività sportiva organizzata in modo permanente o per periodi prolungati. È un fenomeno noto da decenni alla ricerca scientifica, ma che negli ultimi anni sta subendo un'accelerazione preoccupante: uno studio globale condotto su 27 Paesi e 18 discipline ha rilevato che la partecipazione allo sport giovanile cresce nella maggior parte degli sport fino ai 14 anni, per poi calare bruscamente con l'ingresso nell'adolescenza. I numeri aggregati parlano chiaro: quattro adolescenti su cinque nel mondo non raggiungono i livelli minimi raccomandati di attività fisica, e la partecipazione sportiva può ridursi fino all'80% man mano che i ragazzi crescono. La letteratura scientifica e sociologica individua una serie di elementi che ruotano attorno all'adolescente: la famiglia, con aspettative o indifferenza verso lo sport, la scuola, il rapporto con l'allenatore, il contesto del centro sportivo e il quartiere di appartenenza. Inoltre, chi smette di fare sport a 13 anni ha statisticamente meno probabilità di riprendere da adulto: il drop-out adolescenziale è, in molti casi, una parabola di sedentarietà che dura una vita.
Numeri della ricerca- Secondo i numeri elaborati da TEHA Group su base Istat 2025, in adolescenza la pratica sportiva cala progressivamente con l'aumentare dell'età: nel 2024 pratica sport il 75% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, quota che scende al 66% tra i 15 e i 17 anni e al 56% tra i 18 e i 19 anni. Parallelamente cresce il tasso di abbandono: 9% nella fascia 11-14 anni, 16% tra i 15 e i 17 anni, fino al 28% tra i 18 e i 19 anni. "I dati a nostra disposizione fotografano una frattura precoce: proprio negli anni in cui lo sport dovrebbe consolidarsi come abitudine stabile, strumento educativo e presidio di salute, una parte crescente dei ragazzi si allontana dalla pratica sportiva - ha sottolineato durante la presentazione Fulvio Matteoni, partner di Osservatorio Valore Sport - Il fenomeno non riguarda quindi soltanto il mondo dello sport, ma intercetta un tema più ampio di crescita, socialità, benessere psicofisico e qualità della vita delle nuove generazioni". L'analisi dell'Osservatorio evidenzia poi come le cause dell'abbandono si concentrino in cinque ambiti che ruotano attorno all'adolescente: famiglia, scuola, allenatore, centro sportivo e quartiere. Il nodo non riguarda tanto la carenza di impianti e infrastrutture, ma piuttosto la cultura del movimento e l'accessibilità soft, cioè la capacità di rendere lo sport desiderabile, sostenibile e compatibile con la vita quotidiana dei ragazzi.
Il fenomeno del drop-out sportivo si inserisce tuttavia in un contesto nazionale che mostra anche segnali di miglioramento. Secondo gli ultimi dati Istat elaborati da TEHA Group, la sedentarietà in Italia si sta progressivamente riducendo: la quota di popolazione che non pratica alcuna attività fisica è passata dal 40,0% del 2015 al 35,1% del 2023, fino al 32,8% del 2024, con 4,7 milioni di persone in meno che non praticano alcuna attività fisica nell'arco di dieci anni, di cui 1,2 milioni solo nell'ultimo anno. Un'evoluzione positiva, pur dentro un quadro che resta critico, perché l'Italia continua a collocarsi tra i Paesi con i livelli di sedentarietà più elevati. In questo scenario, il Veneto rappresenta uno dei territori più avanzati: è la terza regione meno sedentaria d'Italia, con una quota di popolazione inattiva pari al 21,3%, nettamente inferiore alla media nazionale, preceduta solo da Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. La regione si colloca inoltre al secondo posto nazionale nell'Indice Territoriale di Accessibilità allo Sport elaborato da TEHA, con un punteggio di 76,4 su 100. Proprio per questo, il caso del drop-out adolescenziale assume un significato ancora più rilevante: non segnala soltanto una fragilità, ma individua un fronte specifico su cui intervenire anche nei territori più virtuosi, affinché la maggiore propensione alla pratica sportiva si traduca in continuità, inclusione e cultura del movimento lungo tutto il percorso di crescita.
Secondo l'Eurobarometro 2022 sullo sport e l'attività fisica (una delle più recenti e complete analisi sul tema), Finlandia (71%), Lussemburgo (63%), Paesi Bassi (60%), Danimarca e Svezia (59%) sono i Paesi più propensi a praticare sport o esercizio fisico con metodo e regolarità almeno una volta a settimana. Al di là delle statistiche, che per l'Italia mostrano comunque numeri in crescita, persiste un divario culturale: nei paesi nordici, lo sport nei club è strutturalmente integrato nella vita comunitaria fin dall'infanzia, con accesso economicamente accessibile e un'impostazione orientata al godimento e alla partecipazione più che alla performance. Eppure anche i Paesi più sportivi d'Europa non sono immuni dal drop-out adolescenziale: in Finlandia l'abbandono dello sport organizzato avviene tipicamente prima dei 15 anni, leggermente prima della media europea, dove i maschi tendono ad abbandonare tra i 14 e i 18 anni e le femmine tra i 14 e i 16. La ricerca Erasmus+ ha inoltre rilevato che alcune discipline registrano tassi di abbandono estremi tra le categorie under: nel ciclismo maschile il drop-out raggiunge il 92% tra i ragazzi under 14 e under 18, nel nuoto il 75% tra under 8 e under 18.